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Cina e Giappone affilano le armi per i diritti sulle terre rare


La disputa tra Cina e Giappone per le terre rare non è una novità, da tempo, oltre agli Usa, anche la potenza nipponica cerca di inserirsi e rubare quote di mercato; ora però, dopo la scoperta di giacimenti al largo del Giappone, una nuova tegola sembra volersi abbattere sul mercato cinese che, per molto tempo, è stato un vero e proprio monopolista del settore.

La situazione non è semplice, la Cina da tempo affronta un calo nelle esportazioni di terre rare e questo, oltre a creare un diffuso malcontento, si riflette anche sul settore occupazionale a causa della non rimandabile chiusura di alcune compagnie.

La tensione tra Cina e Giappone però è destinata a crescere sempre più, in considerazione del fatto che alcune aziende cinesi (12), impegnate nel mercato delle terre rare, avrebbe intenzione ti far causa alla Hitachi Metals Ltd, ipoteticamente rea di far uso di brevetti non validi e, soprattutto, di utilizzare i diritti di brevetto in maniera illegittima.

La disputa verte principalmente attorno al neodymium iron boron magnet, magnete ad alte prestazioni utilizzato nella produzione di motori, cuffie, altoparlanti e componenti per pc; questo significa che se il brevetto si trova nelle mani del Giappone, le compagnie cinesi non possono produrre e commercializzare prodotti contenenti tale magnete, salvo che dispongano della licenza.

Il presidente della Shenyang General Magnetic co, Sun Baoyu, con gli altri “partner” della battaglia, sostiene che Hitachi non può prolungare i brevetti come ha fatto perciò, nulla le è dovuto; la Hitachi Metal già dispone di 100 brevetti negli USA, 300 in Cina e 600 in Giappone, una posizione di dominanza che potrebbe mettere veramente in ginocchio le aziende cinesi.

Sun sostiene che per quanto rispettino i diritti di proprietà intellettuale, non sono disposti a lasciare che la Hitachi si avvalga delle licenze per realizzare quelle che, di fatto, possono essere considerate delle barriere commerciali che indurranno gli acquirenti a non acquistare più i prodotti senza licenza.

Hitachi risponde che è fermamente intenzionata a far rispettare le licenze e i brevetti; in passato aveva già sporto denuncia verso alcune compagnie ree di aver aggirato la licenza, denunce in seguito ritirate dopo aver stipulato accordi che avrebbero permesso la vendita di manufatti, chiedendo in cambio il pagamento di una tassa.

Non resta che attendere e capire chi, tra la Hitachi e le compagnie cinesi, riuscirà a spuntarla in questa dura battaglia legale.

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